Letture critiche

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  • Discussione critica
    Michael C. Corballis, The Recursive Mind. The Origins of Human Language, Thought, and Civilization, Princeton, Princeton University Press, 2011, pp. 291
    di Francesco Ferretti

    Lo studio della natura umana ha da sempre coinvolto il tema del linguaggio. La riflessione sulle peculiarità che caratterizzano gli esseri umani è, in effetti, in primo luogo l'analisi delle proprietà che rendono la nostra specie diversa da tutte le altre: poiché solo gli umani parlano (gli altri animali comunicano soltanto), il linguaggio rappresenta un candidato ideale per corroborare la tesi della 'unicità' degli esseri umani nel mondo della natura. Una tesi di questo tipo è pienamente conforme al programma cartesiano caratterizzante larga parte della scienza cognitiva contemporanea: secondo Noam Chomsky, uno dei padri fondatori di questo indirizzo di studi, il linguaggio umano segna una linea netta di demarcazione (una distinzione di ordine qualitativo) tra noi e tutti gli altri animali. In forza del linguaggio, secondo questa ipotesi interpretativa, gli esseri umani guadagnano uno statuto di 'specialità' nella natura.

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  • Discussione critica
    Vera Tripodi, Filosofia della sessualità, Carocci, Collana "Le Bussole", Roma, 2011, pp. 128.
    di Domenica Bruni

    La tensione tra l'idea costruttivista e culturalista sul genere e il determinismo biologico che parteggia per il sesso è sempre presente sia tra gli studiosi – scienziati o filosofi – sia tra persone non addette ai lavori. Sesso? Genere? Ma sappiamo veramente a cosa ci riferiamo quando utilizziamo questi termini? Cosa fa di noi una donna o un uomo? La questione di fondo è la seguente: che tipo di atteggiamento teniamo relativamente al "sesso" e al "genere" di fronte alle trasformazioni della conoscenza che ciascuno di noi ha di se stesso e ai cambiamenti che caratterizzano la specie umana? E se riconsiderassimo ciò che intendiamo con donna, uomo, maschio e femmina?

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  • Discussione critica
    Francesco Berto, L'esistenza non é logica. Dal quadrato rotondo ai mondi impossibili, Laterza, Roma-Bari, 2010, pp. 310
    di Stefano Vaselli

    Per chiunque di noi aduso a ricerche filosofiche, il primo incontro sui banchi di scuola (italiani) con le discipline che attirano oggi il nostro interesse è stato – anche nel peggiore dei casi, in cui ad iniziarci alla filosofia sia stato un docente troppo frettoloso di iniziare la "filosofia classica" – con i cosiddetti filosofi presocratici, quindi con Parmenide di Elea e gli eleatici, ancora oggi insegnati a scuola e nelle accademie come i "filosofi dell'essere", i primi teorici che ebbero a speculare su importanti questioni di carattere ontologico (relative, cioè a quel "che vi è", o a quel che forma il "catalogo degli enti del mondo") e metafisico (relative cioè al "tipo di enti" che vi sono nel mondo), nonché come coloro per i quali le strutture dell'essere e quelle del pensiero logico condividerebbero gli stessi confini, anzi, sono le medesime (tesi dell'identità di essere e pensare).


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