Letture critiche

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Guglielmo Tamburrini, "Etica delle macchine. Dilemmi morali per robotica e intelligenza artificiale", Carocci editore, Roma, 2020, pp. 151.

di Viola Schiaffonati
31.01.2022

Intelligenza artificiale (IA) e robotica sono da qualche tempo al centro di un interesse filosofico crescente. Tale interesse è una conseguenza dello sviluppo che ha caratterizzato queste discipline negli ultimi anni. Si tratta di risultati strabilianti non solo agli occhi dei non esperti ma anche – e forse soprattutto – di quelli che conoscono la storia dell'IA. Per molto tempo queste discipline sono state relegate in laboratori di ricerca accademici dove, nel corso degli anni, hanno ottenuto risultati significativi, ma con uno scarso impatto sulla nostra vita quotidiana. Ultimamente le tecnologie prodotte in questi settori sono entrate a far parte della nostra quotidianità o si accingono a farlo, suscitando grandi aspettative ma anche paure incontrollate. Non è un caso che la tradizionale riflessione filosofica, in gran parte dedicata a cercare di rispondere a domande su che cosa sia l'intelligenza e se e come essa possa essere realizzata in artefatti creati da esseri umani, si concentri oggi sull'etica di tali artefatti, dove la preposizione "di" può essere intesa col significato sia di "appartenente a" sia di "relativa a". Non sono più i tempi in cui il libro di testo più usato al mondo nei corsi di IA (Russel & Norvig, 2020) intitolava uno dei paragrafi del primo capitolo introduttivo "Cosa succede se ci riusciamo?"; oggi piuttosto pare giunto il momento di riformulare questo titolo in "Ci siamo ormai riusciti: e ora che cosa facciamo?".

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