Letture critiche

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Andrea Lavazza, Luca Sammicheli, Il delitto del cervello. La mente tra scienza e diritto, Codice, 2012, pp.288

di Domenica Bruni
25.06.2013

Quanto sappiamo dei meccanismi che spingono alcune persone a compiere azioni che sono considerate reati dalla società? E in che misura queste persone sono responsabili dei crimini di cui si macchiano? La scienza sta via via modificando il concetto intuitivo che abbiamo di noi stessi come persone. Una rivoluzione, quest'ultima, che bussa alle porte anche per i sistemi legali. «Diremo allora che sono pazzo. Ammetto, almeno, che la mia esistenza mentale ha due condizioni distinte: uno stato di ragione lucida, indiscutibile, e relativa alla memoria di eventi che formano la prima epoca della mia vita, e una condizione d'ombra e di dubbio, legata al presente e al ricordo di quella che costituisce la seconda grande epoca della mia vita». Così scrive in Eleonora, un racconto del 1842, il genio visionario e inventore del giallo psicologico Edgard Allan Poe.

Attorno a "due condizioni distinte" della mente umana si dipana il saggio di Andrea Lavazza, studioso di neuroetica presso il Centro Universitario di Arezzo e dello psicologo forense Luca Sammicheli, dal titolo Il delitto del cervello: la mente tra scienza e diritto, edito da Codice.

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Numero della rivista
N°08 / APhEx

Parole chiave
Mente, Diritto, Neuroetica


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