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  • Richard Routley Sylvan
    di Filippo Casati

    Richard Routley (né Sylvan) è stato uno dei pensatori più prolifici e dimenticati del secolo scorso. In questo contributo descriverò alcuni dei principali risultati ottenuti da Routley nello sviluppo della semantica per la logica della rilevanza, mostrando come tali risultati lo abbiano condotto prima all'ultralogica e, solo successivamente, al dialeteismo. In secondo luogo, introdurremo la sua ontologia Meinongiana (nota con il nome di 'noneismo') e, riferendoci ad alcuni inediti conservati nell'archivio della University of Queensland, mostreremo come i limiti di tale teoria lo abbiano spinto verso una nuova posizione ontologica che lui stesso denominò 'ontologica sistologica'.

  • Willard Van Orman Quine
    di Sascia Pavan, Daniele Sgaravatti

    Quine è riconosciuto unanimemente come una figura centrale del dibattito filosofico della seconda metà del secolo scorso. I suoi contributi spaziano dalla filosofia del linguaggio all'epistemologia e anche alla metafisica. Il pensiero di Quine è però difficilmente scomponibile in parti separate, essendo invece caratterizzato da forte coerenza e sistematicità. In questo contributo cercheremo di fornire un quadro complessivo degli aspetti centrali del suo pensiero.

  • Arthur Prior
    di Roberto Ciuni, Carlo Proietti

    Arthur Prior (1914-1969) si è occupato di temi che spaziano dalla logica formale all'etica, ed ha fornito contributi di grandissima importanza soprattutto nell'ambito della logica modale, della metafisica, e della filosofia del tempo. E' considerato il padre della logica temporale e il precursore della contemporanea logica ibrida, è stato un precursore della semantica a mondi possibili di Saul Kripke, e il sostenitore di una forma raffinata e davvero audace di attualismo, a sua volta fondata su una precisa concezione dei rapporti fra esistenza, fatti e verità. Il suo approccio alla filosofia è stato molto attento alle grandi questioni tradizionali di metafisica e ontologia, ma allo stesso tempo ha gettato le basi di nuovi ambiti d'investigazione in logica modale. Il presente profilo si propone di presentare e discutere alcuni fra i suoi contributi più importanti e la loro rilevanza filosofica. In particolare, presenta e discute le semantiche per il branching time e la loro relazione con il problema del determinismo, le logiche ibride e la riduzione degli istanti a proposizioni, la logica Q e il problema della predicazione su individui contingentemente non esistenti.

  • Paul Karl Feyerabend
    di Luca Tambolo

    Paul Karl Feyerabend (1924–1994), tra i più celebri filosofi della scienza del Novecento, ha dedicato la sua attenzione ai temi più disparati. La sua opera può comunque essere intesa, nel complesso, come una pervicace difesa del pluralismo. Feyerabend ha propugnato, innanzitutto, il pluralismo teorico, cioè la proliferazione di alternative alla teoria che, in un certo momento, è accettata dalla comunità scientifica. Ha inoltre difeso il pluralismo metodologico, cioè la proliferazione non solo delle teorie, ma anche dei metodi utilizzati per valutarle. Secondo Feyerabend, infatti, il pluralismo è un ingrediente fondamentale di qualunque conoscenza che voglia proclamarsi "oggettiva".

  • Gustav Bergmann
    di Guido Bonino

    L'attività di Gustav Bergmann (Vienna 1906 – Iowa City 1987) si può dividere in tre fasi. La prima è rivolta principalmente alla filosofia della scienza, nel solco degli insegnamenti del Circolo di Vienna. La seconda, accompagnata da una riflessione sulla natura e il metodo dell'impresa filosofica, culminata in una delle più lucide formulazioni del metodo del linguaggio ideale, consiste nell'elaborazione di una ricca ontologia, vincolata però dal principio di acquaintance, e mirante a stabilire una posizione realista, sia nel senso del realismo1 (opposto al nominalismo), sia in quello del realismo2 (opposto all'idealismo). L'ultima fase, nota soprattutto dagli scritti postumi, propone una revisione dell'ontologia precedente. In questo profilo si è prestata particolare attenzione alla seconda fase, che maggiormente ha contribuito alla fama di Bergmann, privilegiando gli aspetti metodologici.

  • Ruth Barcan Marcus
    di Duccio Pianigiani, Carla Bagnoli

    Ruth Barcan Marcus è stata una importante logica e filosofa i cui contributi pionieristici negli anni quaranta hanno dato origine alla logica modale quantificata. La cosiddetta formula Barcan è un assioma assai controverso della logica modale quantificata. Barcan Marcus ha contribuito in modo significativo anche a dibattiti di filosofia della logica riguardo alle implicazioni essenzialiste dell'uso di quantificatori modali, di filosofia del linguaggio (specialmente con i suoi contributi sul riferimento e sui nomi propri), e di meta-etica (specialmente riguardo agli argomenti sulla possibilità del dilemma morale basati sull'assiomatizzazione deontica e sulle implicazioni per il dibattito intorno al realismo morale e la cosiddetta necessità pratica).

  • Dag Prawitz
    di Luca Tranchini

    A partire da considerazioni di natura formale sulla deduzione naturale, Dag Prawitz ha contribuito in modo essenziale a chiarire il carattere primariamente epistemologico della teoria della dimostrazione. Su queste basi Prawitz ha sviluppato una elaborata concezione filosofica dell'inferenza deduttiva, della verità e del significato.

  • Georg Henrik von Wright
    di Giulio Napoleoni

    Von Wright (1916-2003) è una figura singolare e poliedrica nel panorama filosofico novecentesco, con potenzialità di sviluppo per il pensiero futuro ancora in gran parte inesplorate. Ha dato contributi importanti in molteplici settori (logica filosofica, epistemologia, etica, teoria dell'azione, teoria della mente, storia della filosofia) occupandosi di nodi cruciali (l'induzione, la probabilità, la causalità, il libero arbitrio, il problema mente-corpo, la metodologia delle scienze storico-sociali, la natura umana) e portando in ciascuno di questi campi la luce penetrante ma pacata di uno stile filosofico analitico estremamente duttile, aperto anche ad altre tradizioni (in particolare l'ermeneutica). In questo profilo si è rinunciato a proporre una sintesi esaustiva su tutta la sua produzione (le mancanze più significative sono segnalate nel testo), impresa che avrebbe richiesto uno spazio maggiore, e si è scelto di ricostruire la linea fondamentale dello sviluppo più maturo del suo pensiero: la filosofia dell'azione, imperniata sull'analisi dei concetti di causa, azione e libertà.

  • Alfred Tarski
    di Carlo Toffalori

    Alfred Tarski è unanimente riconosciuto come uno dei grandi della storia della logica. I suoi contributi spaziano dalla teoria degli insiemi alla teoria dei modelli, dalla semantica del linguaggi ai fondamenti della geometria, dall'algebra della logica alla logica dell'algebra. Il profilo cerca di darne resoconto adeguato.

  • Kit Fine
    di Giorgio Lando

    Il pensiero di Fine si distingue nell'ambito della filosofia analitica contemporanea per l'opposizione a ogni progetto riduzionista e per la convinzione che l'analisi filosofica debba sempre cercare di rispettare le intuizioni. Questa impostazione generale è stata da lui applicata a numerosi problemi filosofici. I suoi contributi più importanti riguardano la metafisica (in particolare la teoria delle parti e la distinzione tra proprietà essenziali e necessarie) e la filosofia del linguaggio (soprattutto per l'approccio supervalutazionista alla vaghezza e la semantica delle variabili) e sono accompagnati da un'attenzione costante alla formalizzazione logica dei problemi filosofici. In anni recenti, Fine ha inoltre promosso una nuova concezione dell'ontologia, nella quale la nozione di esistenza perde la centralità attribuitale da Quine a favore di quella di realtà.

  • George Edward Moore
    di Francesco Pesci

    G. E. Moore (1873-1958) è stato un filosofo britannico che ha contribuito in modo decisivo alla nascita della filosofia analitica. Sebbene non abbia goduto delle stessa notorietà di Russell e Wittgenstein al di fuori del mondo accademico, la sua influenza è stata profonda e durevole nel dettare l'agenda della tradizione analitica. Dai sui contributi iniziali nel superamento dell'idealismo britannico (Bradley, McTaggart), fino ai saggi maturi sul senso comune e gli attacchi allo scetticismo, le sue posizioni sono state oggetto di critiche e apprezzamenti e hanno costantemente svolto un ruolo decisivo nell'orientare il dibattito filosofico. Un posto particolare è da assegnare ai Principia Ethica (1903) con la pubblicazione dei quali si fa convenzionalmente iniziare la storia dell'etica analitica, che per più di cinquant'anni si è affidata all'analisi concettuale come lo strumento per rivelare gli impegni ontologici e semantici impliciti nei nostri giudizi di valore.

  • Alan Mathison Turing
    di Marcello Frixione, Teresa Numerico

    L'anno scorso in tutto il mondo è stata celebrata la figura di Alan Turing, il genio britannico che ha cambiato radicalmente la storia della scienza e della tecnologia con i suoi sorprendenti risultati. I suoi lavori furono rivoluzionari nei campi più diversi, dalla matematica alla teoria della computabilità, dall'informatica all'intelligenza meccanica, dalla criptanalisi alla biologia matematica. Tra i suoi risultati più notevoli la soluzione negativa del problema della decisione, l'idea di Macchina Universale, la decodifica del codice Enigma durante la II Guerra Mondiale, il progetto di una delle prime macchine elettroniche a programma memorizzato chiamata ACE, una evidente influenza sul progetto di macchina elettronica di von Neumann, la prima ipotesi di strategie per l'intelligenza meccanica in Gran Bretagna, il test per l'intelligenza delle macchine che porta il suo nome, alcuni importanti risultati in biologia matematica. Il presente profilo cerca, sia pure nei limiti di spazio consentiti, di dare conto dei più rilevanti risultati della sua ricerca tentando anche una ricostruzione culturale del contesto nel quale essi maturarono.

  • Mary Brenda Hesse
    di Valentina Favrin

    Mary Brenda Hesse (1924) è una scienziata e filosofia della scienza inglese che ha dedicato le sue ricerche, in particolare, allo studio della scienza e al dibattito epistemologico concernente il ruolo giocato da modelli e analogie nello sviluppo delle teorie scientifiche. In letteratura sono numerosi gli studi dedicati alla ricostruzione delle sue posizioni all'interno di questo specifico dibattito. Meno numerosi sono stati, invece, gli studi dedicati all'approfondimento della sua teoria del linguaggio e al modo in cui, secondo l'autrice, si formano e funzionano i concetti. Il presente saggio intende fornire una ricostruzione, seppur parziale, della teoria semantica proposta dalla Hesse: dal processo di funzionamento di un predicato, alla determinazione del rapporto semantico intercorrente tra linguaggio e mondo giungendo, infine, alla delineazione della Teoria reticolare del significato.

  • Kurt Gödel
    di Riccardo Bruni

    Kurt Gödel (1906-1978) è stato certamente il logico più influente del '900. A lui si devono alcuni dei risultati più noti nel campo delle ricerche fondazionali, come il teorema di completezza semantica per il calcolo logico del prim'ordine, i due teoremi di incompletezza, la dimostrazione di consistenza dell'ipotesi del continuo di Cantor con gli assiomi della teoria degli insiemi. Egli è noto anche per alcune prese di posizione di tipo filosofico molto discusse, come l'approccio di tipo platonista al problema relativo all'esistenza e alla natura degli enti matematici. La complessa personalità di Gödel, insieme alla sua straordinaria produzione scientifica, lo hanno portato ad acquisire una fama che va ben oltre i confini della disciplina.

  • Jonathan Lowe
    di Michele Paolini Paoletti

    Jonathan Lowe è uno dei metafisici e filosofi della mente più influenti degli ultimi due decenni. La metafisica di Lowe si ispira apertamente ad alcune posizioni aristoteliche, ma assume posizioni originali nel confronto con le scienze, con i problemi legati alla temporalità ed al mutamento, nonché con le teorie analitiche dell'identità e delle proprietà. Negli ultimi anni, poi, Lowe si è dedicato soprattutto all'elaborazione ed alla difesa di una teoria «dualista-interattivista» o «dualista non-cartesiana» in metafisica della mente.


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