Profili

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  • Bernard Bolzano
    di Pauline Van Wierst

    Bernard Bolzano (1781 – 1848) fu un eclettico pensatore boemo che diede importanti contributi in filosofia, matematica, teologia, e sopratutto in ciò che egli considerava il fondamento di tutte queste discipline: la logica. Sviluppò una logica basata su proposizioni e idee in sé, che gli permise di definire in maniera rigorosa i concetti logici di conseguenza, validità, e analitico-sintetico. I suoi scritti sulla spiegazione scientifica hanno ispirato e continuano ad ispirare il dibattito contemporaneo sul grounding. Bolzano fornì inoltre una definizione dei numeri naturali in termini di collezioni molto simile a quella di Frege, e le sue riflessioni sull'infinito matematico furono ammirate da Peirce, Cantor e Dedekind.

  • Gerhard Gentzen
    di Francesca Poggiolesi

    Gerhard Gentzen (1909-1945) è uno dei più illustri protagonisti della logica matematica e una delle più grandi figure del pensiero del novecento. Padre dei calcoli di deduzione naturale e delle sequenze, grazie ai suoi risultati ha saputo, almeno in parte, superare i famosi teoremi limitativi goedeliani. Il presente profilo si propone di ripercorrere e illustrare, in maniera semplice e chiara, alcuni fra i suoi contributi più importanti, dedicando un'attenzione particolare alla loro rilevanza filosofica.

  • Luitzen Egbertus Jan Brouwer
    di Miriam Franchella

    Il matematico olandese Luitzen Egbertus Jan Brouwer (1881-1966) è noto nella topologia per alcuni importanti teoremi (ad esempio, il teorema del punto fisso), mentre nella storia della matematica e nella filosofia è conosciuto come il padre dell'Intuizionismo. Ciò che caratterizza fortemente la sua produzione scientifica è lo stretto legame tra la sua visione del mondo e il suo progetto di una matematica costruttiva. A partire da una concezione mistica della vita, infatti, Brouwer ha portato avanti un progetto di edificazione della matematica come realizzazione, indipendente dal linguaggio e senza finalità applicative, delle potenzialità presenti nella nostra intuizione del tempo.

  • Rudolf Carnap
    di Paolo Tripodi

    Per fornire un quadro generale e sintetico della filosofia di Rudolf Carnap (Ronsdorf, Germania 1891 – Santa Monica, California 1970), in questo Profilo si è deciso di focalizzare l'attenzione sulle questioni metafilosofiche, mostrando alcuni esempi significativi del modo in cui Carnap ha concepito, nelle tre fasi principali della sua vicenda intellettuale, il compito della filosofia (specialmente in relazione a uno dei temi carnapiani più importanti, vale a dire l'idea che i problemi della metafisica debbano essere "sgonfiati" e dissolti): da quando, negli anni giovanili (1922-1926), si proponeva di costituire la conoscenza scientifica a partire da una base fenomenica e mediante l'uso di relazioni puramente logiche o strutturali a quando, nel periodo viennese e praghese (1926-1936), ambiva a fare della filosofia la logica della scienza, fino a quando, dopo l'emigrazione negli Stati Uniti (1936-1970), ha progressivamente affinato l'idea che la filosofia sia un tipo di esplicazione concettuale.

  • John Dewey
    di Brunella Casalini

    In questo breve profilo, dopo aver tracciato alcuni cenni biografici, illustreremo i tratti fondamentali della ricostruzione della filosofia proposta da Dewey, per vedere, infine, come la sua filosofia dell'esperienza offra una base coerente alle sue teorie dell'educazione e della democrazia.

  • John Ellis McTaggart
    di Luigi Cimmino

    John Ellis McTaggart è, assieme a Francis Bradley, l'esponente principale dell'hegelismo di lingua inglese e uno dei metafisici di maggior spessore dell'inizio del XX secolo. In questa voce oltre a riassumere i temi principali trattati nel magnum opus di McTaggart, La natura dell'esistenza (ontologia e idealismo; etica, misticismo), particolare attenzione verrà dedicata al nucleo della prova sull'irrealtà del tempo, l'argomento per cui il filosofo inglese è attualmente noto. La conclusione della prova di McTaggart non è oggi considerata corretta pressoché da nessuno, eppure la filosofia del tempo successiva a essa intraprende una strada, e un esponenziale incremento di analisi concettuale, prima non battuta.

  • Bertrand Russell
    di Gianluigi Oliveri

    Bertrand Russell è stato uno dei filosofi più influenti del '900. L'importanza del suo lavoro non può essere confinata ad un particolare ambito tematico quale la logica matematica o la filosofia del linguaggio. Dotato di una vitalità straordinaria, di una grande curiosità e di un intelletto acutissimo, la sua produzione scientifica è sterminata.

  • Richard Routley Sylvan
    di Filippo Casati

    Richard Routley (né Sylvan) è stato uno dei pensatori più prolifici e dimenticati del secolo scorso. In questo contributo descriverò alcuni dei principali risultati ottenuti da Routley nello sviluppo della semantica per la logica della rilevanza, mostrando come tali risultati lo abbiano condotto prima all'ultralogica e, solo successivamente, al dialeteismo. In secondo luogo, introdurremo la sua ontologia Meinongiana (nota con il nome di 'noneismo') e, riferendoci ad alcuni inediti conservati nell'archivio della University of Queensland, mostreremo come i limiti di tale teoria lo abbiano spinto verso una nuova posizione ontologica che lui stesso denominò 'ontologica sistologica'.

  • Willard Van Orman Quine
    di Sascia Pavan, Daniele Sgaravatti

    Quine è riconosciuto unanimemente come una figura centrale del dibattito filosofico della seconda metà del secolo scorso. I suoi contributi spaziano dalla filosofia del linguaggio all'epistemologia e anche alla metafisica. Il pensiero di Quine è però difficilmente scomponibile in parti separate, essendo invece caratterizzato da forte coerenza e sistematicità. In questo contributo cercheremo di fornire un quadro complessivo degli aspetti centrali del suo pensiero.

  • Arthur Prior
    di Roberto Ciuni, Carlo Proietti

    Arthur Prior (1914-1969) si è occupato di temi che spaziano dalla logica formale all'etica, ed ha fornito contributi di grandissima importanza soprattutto nell'ambito della logica modale, della metafisica, e della filosofia del tempo. E' considerato il padre della logica temporale e il precursore della contemporanea logica ibrida, è stato un precursore della semantica a mondi possibili di Saul Kripke, e il sostenitore di una forma raffinata e davvero audace di attualismo, a sua volta fondata su una precisa concezione dei rapporti fra esistenza, fatti e verità. Il suo approccio alla filosofia è stato molto attento alle grandi questioni tradizionali di metafisica e ontologia, ma allo stesso tempo ha gettato le basi di nuovi ambiti d'investigazione in logica modale. Il presente profilo si propone di presentare e discutere alcuni fra i suoi contributi più importanti e la loro rilevanza filosofica. In particolare, presenta e discute le semantiche per il branching time e la loro relazione con il problema del determinismo, le logiche ibride e la riduzione degli istanti a proposizioni, la logica Q e il problema della predicazione su individui contingentemente non esistenti.

  • Paul Karl Feyerabend
    di Luca Tambolo

    Paul Karl Feyerabend (1924–1994), tra i più celebri filosofi della scienza del Novecento, ha dedicato la sua attenzione ai temi più disparati. La sua opera può comunque essere intesa, nel complesso, come una pervicace difesa del pluralismo. Feyerabend ha propugnato, innanzitutto, il pluralismo teorico, cioè la proliferazione di alternative alla teoria che, in un certo momento, è accettata dalla comunità scientifica. Ha inoltre difeso il pluralismo metodologico, cioè la proliferazione non solo delle teorie, ma anche dei metodi utilizzati per valutarle. Secondo Feyerabend, infatti, il pluralismo è un ingrediente fondamentale di qualunque conoscenza che voglia proclamarsi "oggettiva".

  • Gustav Bergmann
    di Guido Bonino

    L'attività di Gustav Bergmann (Vienna 1906 – Iowa City 1987) si può dividere in tre fasi. La prima è rivolta principalmente alla filosofia della scienza, nel solco degli insegnamenti del Circolo di Vienna. La seconda, accompagnata da una riflessione sulla natura e il metodo dell'impresa filosofica, culminata in una delle più lucide formulazioni del metodo del linguaggio ideale, consiste nell'elaborazione di una ricca ontologia, vincolata però dal principio di acquaintance, e mirante a stabilire una posizione realista, sia nel senso del realismo1 (opposto al nominalismo), sia in quello del realismo2 (opposto all'idealismo). L'ultima fase, nota soprattutto dagli scritti postumi, propone una revisione dell'ontologia precedente. In questo profilo si è prestata particolare attenzione alla seconda fase, che maggiormente ha contribuito alla fama di Bergmann, privilegiando gli aspetti metodologici.

  • Ruth Barcan Marcus
    di Duccio Pianigiani, Carla Bagnoli

    Ruth Barcan Marcus è stata una importante logica e filosofa i cui contributi pionieristici negli anni quaranta hanno dato origine alla logica modale quantificata. La cosiddetta formula Barcan è un assioma assai controverso della logica modale quantificata. Barcan Marcus ha contribuito in modo significativo anche a dibattiti di filosofia della logica riguardo alle implicazioni essenzialiste dell'uso di quantificatori modali, di filosofia del linguaggio (specialmente con i suoi contributi sul riferimento e sui nomi propri), e di meta-etica (specialmente riguardo agli argomenti sulla possibilità del dilemma morale basati sull'assiomatizzazione deontica e sulle implicazioni per il dibattito intorno al realismo morale e la cosiddetta necessità pratica).

  • Dag Prawitz
    di Luca Tranchini

    A partire da considerazioni di natura formale sulla deduzione naturale, Dag Prawitz ha contribuito in modo essenziale a chiarire il carattere primariamente epistemologico della teoria della dimostrazione. Su queste basi Prawitz ha sviluppato una elaborata concezione filosofica dell'inferenza deduttiva, della verità e del significato.

  • Georg Henrik von Wright
    di Giulio Napoleoni

    Von Wright (1916-2003) è una figura singolare e poliedrica nel panorama filosofico novecentesco, con potenzialità di sviluppo per il pensiero futuro ancora in gran parte inesplorate. Ha dato contributi importanti in molteplici settori (logica filosofica, epistemologia, etica, teoria dell'azione, teoria della mente, storia della filosofia) occupandosi di nodi cruciali (l'induzione, la probabilità, la causalità, il libero arbitrio, il problema mente-corpo, la metodologia delle scienze storico-sociali, la natura umana) e portando in ciascuno di questi campi la luce penetrante ma pacata di uno stile filosofico analitico estremamente duttile, aperto anche ad altre tradizioni (in particolare l'ermeneutica). In questo profilo si è rinunciato a proporre una sintesi esaustiva su tutta la sua produzione (le mancanze più significative sono segnalate nel testo), impresa che avrebbe richiesto uno spazio maggiore, e si è scelto di ricostruire la linea fondamentale dello sviluppo più maturo del suo pensiero: la filosofia dell'azione, imperniata sull'analisi dei concetti di causa, azione e libertà.


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