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Neuroni specchio

di Eleonora Severini
27.01.2012

Il contributo prende in esame i neuroni specchio con l'intento di fornire un'introduzione alla tappe salienti di questa scoperta alla luce di una discussione critica. Dapprima viene ripercorso il dibattito che si è creato nella comunità scientifica riguardo all'esistenza, o meno, negli esseri umani di queste particolari cellule nervose. Successivamente si esamina la discussione circa la loro rilevanza nella cognizione e in particolare nel processo di mind reading. Questo costituisce l'occasione per valutarne le ricadute filosofiche e, in particolare, antropologiche e etiche. Lo scopo del saggio è infatti quello di presentare un esempio di come scienza e filosofia possano misurarsi, al fine di mostrare le debolezze di alcuni paradigmi antropologici e di elaborare una concezione di essere umano più adeguata.


I neuroni specchio sono una specifica classe di cellule nervose la cui peculiarità consiste nel fatto che si attivano selettivamente in risposta a determinate azioni e ciò avviene sia quando un individuo compie l'azione sia quando osserva passivamente un altro eseguire lo stesso atto. Ciò che si tenterà di fare nel presente lavoro è di prendere in esame questa scoperta, messa a segno intorno ai primi anni Novanta del XX secolo, al fine di inquadrarla tra i limiti dei dati scientifici e le possibilità della riflessione filosofica.

La sua genesi ‒ nonché i successivi sviluppi ‒ inducono innanzitutto a riflettere su questioni di ordine metodologico, le quali a loro volta stimolano riflessioni di più ampio respiro sui rapporti tra neuroscienza e filosofia. Ѐ quanto si cercherà di fare nella prima parte dove verranno ripercorse le fasi significative che hanno condotto ad ipotizzare la loro esistenza nell'essere umano e successivamente a verificarla (cap. 2.1).

Dal momento però che non c'è unanimità sull'esistenza dei neuroni specchio nell'essere umano, si prenderà in esame anche il dibattito che si è creato nella comunità scientifica al riguardo (cap. 2.2). Verranno quindi messe in luce le ragioni di questa divergenza e le prove scientifiche sui cui si basano le rispettive posizioni. Nello specifico, sarà illustrato un esperimento che si appoggia su una particolare tecnica e che mette in discussione l'esistenza nell'essere umano di un sistema specchio. Si cercherà di mostrare la difficoltà di questa posizione a partire da una critica metodologica, una epistemologica e da alcune considerazioni di carattere evolutivo.

Una volta giunti alla conclusione che plausibilmente i neuroni specchio esistono nell'essere umano, la discussione si sposta sul piano della loro rilevanza nella cognizione. Verranno dunque messe a confronto le posizioni di Giacomo Rizzolatti con quella di Pierre Jacob sul rapporto tra percezione e azione (cap. 3). Il problema che qui si pone è quello dell'accesso alle "altre menti" e, in particolare, se questo avvenga attraverso quella risonanza corporea resa possibile dai neuroni specchio, o se piuttosto la risonanza corporea sia un effetto collaterale della comprensione (tutta cognitiva) degli altri.

A questo punto ci si interrogherà su come cambi, in seguito alla scoperta del meccanismo specchio, l'idea che ci costruiamo di essere umano (cap. 4). La premessa da cui si muove è l'assunto secondo cui le ricerche sperimentali non debbano essere lasciate esclusivamente agli specialisti ma, dal momento che coinvolgono la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda, debbano entrare nel bagaglio della conoscenza pubblica di ciascuno (Oliverio 2008).

In quest'ottica, il sapere scientifico viene a costituire un'opportunità da cui la filosofia può trarre ispirazione e un nuovo vigore. Ѐ questo il caso della scoperta dei neuroni specchio, e quali siano le ricadute sul piano filosofico è ciò che verrà indagato nel corso della trattazione.

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