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Ordina per Data pubblicazione Titolo Tipologia


18.04.2014
    Saggi
  • Suoni
    di Alessandra Buccella

    I suoni sono oggetti parecchio "strani". Pensiamo di sapere molto su di loro. Pensiamo ad esempio che li percepiamo, che sono gli unici ed immediati oggetti della nostra percezione uditiva, ma pensiamo anche che essi sono mezzi attraverso cui percepiamo le loro sorgenti. Sembriamo intuitivamente propensi a credere che gli oggetti materiali "possiedono" i suoni e contemporaneamente non accettiamo di buon grado la proposta di vedere i suoni come proprietà di qualcos'altro. Ci sembra di essere d'accordo con l'idea che una persona sorda non può avere esperienza dei suoni (che essi non sono parte del mondo di questa persona) ma allo stesso tempo pensiamo che Beethoven fosse capace di comporre musica perché aveva trovato un modo alternativo di sentire i suoni pur essendo sordo. A scuola, infine, ci hanno insegnato che i suoni sono identici a onde elastiche che si propagano in un medium, che essi sono in questo senso eventi fisici, ma ciononostante sembriamo pensare anche che la "vera essenza" dei suoni dev'essere necessariamente qualcosa in più del loro sostrato fisico. Questo contributo si pone due obiettivi. Da un lato, introdurre le teorie contemporanee più importanti a proposito di che cosa propriamente sono i suoni, e dall'altro spiegare i punti di forza di ciascuna di esse così come evidenziarne i principali problemi.

18.04.2014
    Saggi
  • Ontologia temporale
    di Ernesto Graziani

    L'ontologia temporale è la riflessione sullo statuto ontologico delle entità meramente passate o future. In questo contributo intendo chiarire il significato di questa questione, presentare le principali opzioni teoriche che si delineano rispetto ad essa e, concentrandomi sulle due principali teorie contendenti, B-eternismo e presentismo, illustrare gli argomenti più rilevanti formulati a favore dell'una e dell'altra

18.04.2014
    Saggi
  • L'imperscrutabilità del riferimento
    di Francesco Gallina

    Le intuizioni preanalitiche che guidano le nostre pratiche linguistiche, insieme ad alcune teorie semantiche, ci inducono a ritenere che le particelle sub-enunciative dotate di portata referenziale intrattengano relazioni del tutto definite con gli oggetti che popolano il mondo. In particolare, un qualsiasi termine, sia esso un nome o un predicato, si riferisce solo e soltanto alla propria denotazione o agli elementi della propria estensione. Ciò nonostante alcuni filosofi hanno avanzato diverse argomentazioni per sostenere che la nozione di riferimento risulta indeterminata, in quanto, secondo costoro, non sussiste nessun vincolo strettamente extralinguistico o extraconcettuale utile a stabilire le denotazioni dei nomi e le estensioni dei predicati. Il presente contributo intende illustrare due delle principali strategie argomentative a sostegno della tesi dell'imperscrutabilità del riferimento, per poi esibire alcune critiche a cui può essere soggetto l'approccio in questione. Inoltre verranno presentate le principali implicazioni ontologiche, metafisiche ed epistemologiche che derivano dall'assunzione dell'imperscrutabilità del riferimento.

22.01.2014
    Saggi
  • Nominalismo in filosofia della matematica
    di Matteo Plebani

    Il Nominalismo è la tesi che non esistono entità astratte. Numeri, insiemi ed altri oggetti matematici sono solitamente considerati casi esemplari di entità astratte. Per i nominalisti si pone quindi il problema di chiarire in cosa consista il valore della matematica una volta ammesso che gli oggetti di cui la matematica sembra trattare non esistono.

06.01.2014
    Saggi
  • Teoria degli automi per i linguaggi formali
    di Alessandro Aldini

    Lo studio dei meccanismi del cervello umano deputati alla comprensione del linguaggio naturale, l'analisi del sequenziamento del genoma umano, la necessità per un calcolatore di interpretare un insieme di comandi. Sono situazioni apparentemente lontane tra loro, ma accomunate da uno stesso problema, ovvero l'esigenza di descrivere proprietà di sequenze di simboli, che possono rappresentare vocaboli, molecole, istruzioni di un linguaggio di programmazione e altro ancora. In questo ambito, il Novecento è stato teatro di studi complementari che hanno dato origine alla teoria dei linguaggi formali, come nel caso delle grammatiche di Chomsky, e degli automi riconoscitori, come nel caso delle macchine astratte di Kleene e di Turing. L'obiettivo di questo lavoro è introdurre in chiave storica, critica e scientifica gli elementi fondazionali della teoria degli automi riconoscitori di linguaggi formali.

05.01.2014
    Saggi
  • Il paradosso della finzione
    di Michele Paolini Paoletti

    Il paradosso della finzione è un paradosso molto discusso in estetica e, in misura minore, in ontologia della finzione. Esso manifesta una contraddizione nelle nostre reazioni emotive alle opere di finzione. Tale contraddizione è sia epistemica, che metafisica. In questo intervento, offrirò anzitutto tre formulazioni del paradosso: due formulazioni epistemiche ed una metafisica. In secondo luogo, esaminerò dettagliatamente e criticamente alcune soluzioni. Le soluzioni principali sono connesse alla "pretense theory" ed alle "quasi-emozioni", alla "suspension" e alla "disbelief theory", alla "thought theory". Si potrà concludere, da ultimo, che le maggiori difficoltà per ciascuna soluzione si presentano sul versante metafisico, cioè proprio sul versante che è stato indagato in misura minore nel rispondere al paradosso della finzione.

04.01.2014
    Saggi
  • Il fine della credenza
    di Davide Fassio

    Molti filosofi hanno sostenuto che la credenza abbia uno scopo o un fine, tradizionalmente identificato con la verità. Con tale espressione essi intendono designare una determinata proprietà costitutiva della credenza caratterizzante la peculiare relazione tra questo tipo di stato mentale e la verità. Tale proprietà sarebbe in grado di distinguere le credenze da altri tipi di stato mentale e di spiegare una serie di altre caratteristiche delle credenze quali, per esempio, l'impossibilità di credere arbitrariamente ciò che si vuole e l'assurdità nell'asserire enunciati cosiddetti Mooreani, come "credo che stia piovendo ma non sta piovendo". Nel presente contributo propongo una presentazione e una discussione della tesi secondo cui la credenza avrebbe un fine. Considero dapprima la tesi per cui la credenza avrebbe come fine la verità. Introduco le principali caratteristiche attribuite a questa presunta proprietà, presento vari aspetti della credenza che essa è supposta spiegare e considero le differenze tra questa e altre proprietà della credenza che pongono in relazione tale tipo di stato mentale con la verità. Introduco poi diverse interpretazioni della tesi per cui la credenza avrebbe come fine la verità. Infine presento le linee principali del dibattito tra chi sostiene che il fine della credenza sia la verità e chi invece sostiene che esso sia la conoscenza.

27.09.2013
    Saggi
  • La critica etica dell'arte
    di Andrea Sauchelli

    Alcune opere d'arte manifestano (o suggeriscono di assumere) prospettive morali dubbie e, in certi casi, chiaramente deprecabili. Ad esempio, il documentario propagandista Il Trionfo della Volontà di Leni Riefensthal esprime (e cerca di evocare) ammirazione nei confronti di Adolf Hitler. Nonostante ciò, Il Trionfo della Volontà è considerato un capolavoro nel genere dei documentari. Questo e molti altri esempi simili suggeriscono le seguenti domande: É possibile considerare un'opera d'arte un capolavoro artistico e, allo stesso tempo, un esempio di immoralità? La valutazione morale di un'opera d'arte influisce o dovrebbe influire sulla valutazione artistica dell'opera?

26.09.2013
    Saggi
  • Cognizione incorporata
    di Silvano Zipoli Caiani

    L'idea che la cognizione sia una forma di elaborazione simbolica, indipendente rispetto alle proprietà del supporto materiale che la implementa, ha dominato lo sviluppo iniziale delle scienze cognitive. Oggi una parte della comunità scientifica e filosofica ritiene che questa prospettiva sia insufficiente o sbagliata, e che le caratteristiche morfologiche e dinamiche del corpo svolgano un ruolo peculiare nella genesi e nello sviluppo dei processi cognitivi. Da qui prendono le mosse una serie di proposte teoriche raccolte sotto la generale etichetta di Embodied Cognition. Scopo di questo contributo è delinearne un panorama.

22.09.2013
    Saggi
  • Concetti lessicali
    di Luca Gasparri

    Qual è la realizzazione mentale della conoscenza dei significati delle parole? La nostra capacità di usare le parole di un linguaggio dipende dal fatto che disponiamo di concetti lessicali dedicati alla rappresentazione del loro significato oppure è un prodotto di altri fattori, come la nostra conoscenza enciclopedica e le nostre abilità di categorizzazione non linguistica? L'articolo presenta alcune delle principali risposte che filosofi del linguaggio, linguisti e psicologi hanno dato a questa domanda, discute criticamente i loro argomenti chiave, e traccia un bilancio del dibattito attuale sull'argomento.

22.09.2013
    Saggi
  • Filosofia analitica del cinema
    di Enrico Terrone

    La filosofia analitica del cinema nasce e si sviluppa principalmente nel campo dell'estetica, ma finisce per riguardare anche altri ambiti filosofici. Il cinema è infatti un fenomeno culturale che, al pari del linguaggio, può sì dar vita a opere d'arte, ma non è circoscrivibile nel dominio dell'arte: non è riducibile a una forma d'arte. Nel testo che segue presenterò dunque il dibattito contemporaneo sul cinema approfondendo alcune questioni che risultano preliminari rispetto alla questione estetica: la questione ontologica (che modo di esistenza hanno i film?); la questione della definizione (quali sono le proprietà essenziali dei film?); la questione semantica (in che modo i film rappresentano?); la questione pragmatica (per quali scopi i film sono usati?).

28.06.2013
    Saggi
  • Traduzione
    di Francesca Ervas, Lucia Morra

    Il tema della traduzione è stato centrale in filosofia analitica del linguaggio perché strettamente legato al problema del significato. Lo scopo di questo articolo è quello di presentare e discutere criticamente le principali teorie della traduzione, mostrando le difficoltà a cui sono andate incontro le varie definizioni di traduzione. Da una parte si cercherà di capire perché la definizione di traduzione in base ad altri concetti, come quello di significato o di equivalenza, abbia portato ad esiti paradossali. D'altra parte, si cercherà di mostrare perché questi esiti non siano così drammatici e come invece questa nozione sia utile a chiarire i meccanismi più profondi sottesi alla comprensione del linguaggio e ai fenomeni linguistici sia di tipo semantico che pragmatico.

28.06.2013
    Saggi
  • Il test della falsa credenza
    di Marco Fenici

    La ricerca empirica nelle scienze cognitive può essere di supporto all'indagine filosofica sullo statuto ontologico e epistemologico dei concetti mentali, ed in particolare del concetto di credenza. Da oltre trent'anni gli psicologi utilizzano il test della falsa credenza per valutare la capacità dei bambini di attribuire stati mentali a se stessi e a agli altri. Tuttavia non è stato ancora pienamente compreso né quali requisiti cognitivi siano necessari per passare il test né quale sia il loro sviluppo. In questo articolo analizzo l'impatto della funzione esecutiva e delle abilità linguistiche per la capacità di passare il test della falsa credenza. Suggerisco che tale abilità dipende dall'acquisizione di un nuovo formato rappresentazionale per codificare la falsità degli stati mentali altrui. I dati in nostro possesso non permettono tuttavia di precisare la natura di tale formato.

18.06.2013
    Saggi
  • Descrizioni definite
    di Massimiliano Vignolo

    Questo tema è una esposizione introduttiva della nozione di descrizione definita che si pose all'attenzione di filosofi e linguisti a partire dalla pubblicazione dell'articolo di Bertrand Russell intitolato "On Denoting" nel 1905. L'esposizione verte principalmente sulla semantica delle descrizioni definite. Dopo la presentazione della teoria russelliana e il modo in cui essa è oggigiorno recepita in termini di quantificatori ristretti, sono discusse le principali obiezioni che sono state mosse contro la teoria russelliana e per ultima è discussa la teoria contestualista delle descrizioni definite.

17.06.2013
    Saggi
  • Il Disaccordo
    di Michele Palmira

    Il fenomeno del disaccordo è al centro di dibattiti sia in filosofia del linguaggio che in epistemologia, sebbene per ragioni differenti. In filosofia del linguaggio, il disaccordo è al centro del dibattito tra contestualismo e relativismo. Secondo alcuni filosofi solo una relativizzazione radicale della verità può spiegare il disaccordo in aree di inclinazione. In epistemologia, invece, l'attenzione è spostata sul problema di come reagire di fronte ad una situazione di disaccordo in cui il nostro antagonista ha le nostre stesse informazioni ed abilità di giudizio riguardo al problema in questione. Alcuni filosofi ritengono che in situazioni del genere dovremmo abbandonare le nostre opinioni; altri, invece, sostengono che sia razionale persistere nel disaccordo. Lo scopo del presente articolo è offrire un resoconto dei rispettivi dibattiti analizzando gli argomenti a favore e contro le posizioni più interessanti su questi due problemi che emergono dalla letteratura contemporanea.


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