Temi

Ordina per Data pubblicazione Titolo Tipologia


06.01.2014
    Saggi
  • Teoria degli automi per i linguaggi formali
    di Alessandro Aldini

    Lo studio dei meccanismi del cervello umano deputati alla comprensione del linguaggio naturale, l'analisi del sequenziamento del genoma umano, la necessità per un calcolatore di interpretare un insieme di comandi. Sono situazioni apparentemente lontane tra loro, ma accomunate da uno stesso problema, ovvero l'esigenza di descrivere proprietà di sequenze di simboli, che possono rappresentare vocaboli, molecole, istruzioni di un linguaggio di programmazione e altro ancora. In questo ambito, il Novecento è stato teatro di studi complementari che hanno dato origine alla teoria dei linguaggi formali, come nel caso delle grammatiche di Chomsky, e degli automi riconoscitori, come nel caso delle macchine astratte di Kleene e di Turing. L'obiettivo di questo lavoro è introdurre in chiave storica, critica e scientifica gli elementi fondazionali della teoria degli automi riconoscitori di linguaggi formali.

05.01.2014
    Saggi
  • Il paradosso della finzione
    di Michele Paolini Paoletti

    Il paradosso della finzione è un paradosso molto discusso in estetica e, in misura minore, in ontologia della finzione. Esso manifesta una contraddizione nelle nostre reazioni emotive alle opere di finzione. Tale contraddizione è sia epistemica, che metafisica. In questo intervento, offrirò anzitutto tre formulazioni del paradosso: due formulazioni epistemiche ed una metafisica. In secondo luogo, esaminerò dettagliatamente e criticamente alcune soluzioni. Le soluzioni principali sono connesse alla "pretense theory" ed alle "quasi-emozioni", alla "suspension" e alla "disbelief theory", alla "thought theory". Si potrà concludere, da ultimo, che le maggiori difficoltà per ciascuna soluzione si presentano sul versante metafisico, cioè proprio sul versante che è stato indagato in misura minore nel rispondere al paradosso della finzione.

04.01.2014
    Saggi
  • Il fine della credenza
    di Davide Fassio

    Molti filosofi hanno sostenuto che la credenza abbia uno scopo o un fine, tradizionalmente identificato con la verità. Con tale espressione essi intendono designare una determinata proprietà costitutiva della credenza caratterizzante la peculiare relazione tra questo tipo di stato mentale e la verità. Tale proprietà sarebbe in grado di distinguere le credenze da altri tipi di stato mentale e di spiegare una serie di altre caratteristiche delle credenze quali, per esempio, l'impossibilità di credere arbitrariamente ciò che si vuole e l'assurdità nell'asserire enunciati cosiddetti Mooreani, come "credo che stia piovendo ma non sta piovendo". Nel presente contributo propongo una presentazione e una discussione della tesi secondo cui la credenza avrebbe un fine. Considero dapprima la tesi per cui la credenza avrebbe come fine la verità. Introduco le principali caratteristiche attribuite a questa presunta proprietà, presento vari aspetti della credenza che essa è supposta spiegare e considero le differenze tra questa e altre proprietà della credenza che pongono in relazione tale tipo di stato mentale con la verità. Introduco poi diverse interpretazioni della tesi per cui la credenza avrebbe come fine la verità. Infine presento le linee principali del dibattito tra chi sostiene che il fine della credenza sia la verità e chi invece sostiene che esso sia la conoscenza.

27.09.2013
    Saggi
  • La critica etica dell'arte
    di Andrea Sauchelli

    Alcune opere d'arte manifestano (o suggeriscono di assumere) prospettive morali dubbie e, in certi casi, chiaramente deprecabili. Ad esempio, il documentario propagandista Il Trionfo della Volontà di Leni Riefensthal esprime (e cerca di evocare) ammirazione nei confronti di Adolf Hitler. Nonostante ciò, Il Trionfo della Volontà è considerato un capolavoro nel genere dei documentari. Questo e molti altri esempi simili suggeriscono le seguenti domande: É possibile considerare un'opera d'arte un capolavoro artistico e, allo stesso tempo, un esempio di immoralità? La valutazione morale di un'opera d'arte influisce o dovrebbe influire sulla valutazione artistica dell'opera?

26.09.2013
    Saggi
  • Cognizione incorporata
    di Silvano Zipoli Caiani

    L'idea che la cognizione sia una forma di elaborazione simbolica, indipendente rispetto alle proprietà del supporto materiale che la implementa, ha dominato lo sviluppo iniziale delle scienze cognitive. Oggi una parte della comunità scientifica e filosofica ritiene che questa prospettiva sia insufficiente o sbagliata, e che le caratteristiche morfologiche e dinamiche del corpo svolgano un ruolo peculiare nella genesi e nello sviluppo dei processi cognitivi. Da qui prendono le mosse una serie di proposte teoriche raccolte sotto la generale etichetta di Embodied Cognition. Scopo di questo contributo è delinearne un panorama.

22.09.2013
    Saggi
  • Concetti lessicali
    di Luca Gasparri

    Qual è la realizzazione mentale della conoscenza dei significati delle parole? La nostra capacità di usare le parole di un linguaggio dipende dal fatto che disponiamo di concetti lessicali dedicati alla rappresentazione del loro significato oppure è un prodotto di altri fattori, come la nostra conoscenza enciclopedica e le nostre abilità di categorizzazione non linguistica? L'articolo presenta alcune delle principali risposte che filosofi del linguaggio, linguisti e psicologi hanno dato a questa domanda, discute criticamente i loro argomenti chiave, e traccia un bilancio del dibattito attuale sull'argomento.

22.09.2013
    Saggi
  • Filosofia analitica del cinema
    di Enrico Terrone

    La filosofia analitica del cinema nasce e si sviluppa principalmente nel campo dell'estetica, ma finisce per riguardare anche altri ambiti filosofici. Il cinema è infatti un fenomeno culturale che, al pari del linguaggio, può sì dar vita a opere d'arte, ma non è circoscrivibile nel dominio dell'arte: non è riducibile a una forma d'arte. Nel testo che segue presenterò dunque il dibattito contemporaneo sul cinema approfondendo alcune questioni che risultano preliminari rispetto alla questione estetica: la questione ontologica (che modo di esistenza hanno i film?); la questione della definizione (quali sono le proprietà essenziali dei film?); la questione semantica (in che modo i film rappresentano?); la questione pragmatica (per quali scopi i film sono usati?).

28.06.2013
    Saggi
  • Traduzione
    di Francesca Ervas, Lucia Morra

    Il tema della traduzione è stato centrale in filosofia analitica del linguaggio perché strettamente legato al problema del significato. Lo scopo di questo articolo è quello di presentare e discutere criticamente le principali teorie della traduzione, mostrando le difficoltà a cui sono andate incontro le varie definizioni di traduzione. Da una parte si cercherà di capire perché la definizione di traduzione in base ad altri concetti, come quello di significato o di equivalenza, abbia portato ad esiti paradossali. D'altra parte, si cercherà di mostrare perché questi esiti non siano così drammatici e come invece questa nozione sia utile a chiarire i meccanismi più profondi sottesi alla comprensione del linguaggio e ai fenomeni linguistici sia di tipo semantico che pragmatico.

28.06.2013
    Saggi
  • Il test della falsa credenza
    di Marco Fenici

    La ricerca empirica nelle scienze cognitive può essere di supporto all'indagine filosofica sullo statuto ontologico e epistemologico dei concetti mentali, ed in particolare del concetto di credenza. Da oltre trent'anni gli psicologi utilizzano il test della falsa credenza per valutare la capacità dei bambini di attribuire stati mentali a se stessi e a agli altri. Tuttavia non è stato ancora pienamente compreso né quali requisiti cognitivi siano necessari per passare il test né quale sia il loro sviluppo. In questo articolo analizzo l'impatto della funzione esecutiva e delle abilità linguistiche per la capacità di passare il test della falsa credenza. Suggerisco che tale abilità dipende dall'acquisizione di un nuovo formato rappresentazionale per codificare la falsità degli stati mentali altrui. I dati in nostro possesso non permettono tuttavia di precisare la natura di tale formato.

18.06.2013
    Saggi
  • Descrizioni definite
    di Massimiliano Vignolo

    Questo tema è una esposizione introduttiva della nozione di descrizione definita che si pose all'attenzione di filosofi e linguisti a partire dalla pubblicazione dell'articolo di Bertrand Russell intitolato "On Denoting" nel 1905. L'esposizione verte principalmente sulla semantica delle descrizioni definite. Dopo la presentazione della teoria russelliana e il modo in cui essa è oggigiorno recepita in termini di quantificatori ristretti, sono discusse le principali obiezioni che sono state mosse contro la teoria russelliana e per ultima è discussa la teoria contestualista delle descrizioni definite.

17.06.2013
    Saggi
  • Il Disaccordo
    di Michele Palmira

    Il fenomeno del disaccordo è al centro di dibattiti sia in filosofia del linguaggio che in epistemologia, sebbene per ragioni differenti. In filosofia del linguaggio, il disaccordo è al centro del dibattito tra contestualismo e relativismo. Secondo alcuni filosofi solo una relativizzazione radicale della verità può spiegare il disaccordo in aree di inclinazione. In epistemologia, invece, l'attenzione è spostata sul problema di come reagire di fronte ad una situazione di disaccordo in cui il nostro antagonista ha le nostre stesse informazioni ed abilità di giudizio riguardo al problema in questione. Alcuni filosofi ritengono che in situazioni del genere dovremmo abbandonare le nostre opinioni; altri, invece, sostengono che sia razionale persistere nel disaccordo. Lo scopo del presente articolo è offrire un resoconto dei rispettivi dibattiti analizzando gli argomenti a favore e contro le posizioni più interessanti su questi due problemi che emergono dalla letteratura contemporanea.

31.03.2013
    Saggi
  • Narrazioni processuali
    di Giovanni Tuzet

    Il saggio chiede quale sia il contributo delle narrazioni processuali alla giustizia intesa come corretta applicazione del diritto e se le narrazioni dei soggetti processuali siano (più) simili alle narrazioni letterarie, a quelle storiche, o a resoconti scientifici. Date le somiglianze e le differenze fra tali narrazioni e resoconti, il saggio sostiene che è scorretto equiparare le narrazioni processuali a un altro genere di narrazioni: è un genere peculiare di narrazioni, irriducibile ad altri.

31.03.2013
    Saggi
  • Autoinganno
    di Patrizia Pedrini

    In questo tema viene esplorato il fenomeno dell'autoinganno, che appartiene alla famiglia della cosiddetta "irrazionalità motivata". Ripercorreremo i nodi problematici principali su cui la discussione filosofica si concentra, tra i quali il problema di stabilire se l'autoinganno sia o non sia intenzionale; affronteremo il problema del contenuto motivazionale dell'autoinganno, riassunto dalla domanda "Che cosa vuole chi si autoinganna?"; cercheremo di aggiudicare la questione se l'autoingannato sia davvero convinto della verità di quel che va raccontandosi. Vedremo anche che cos'è che l'autoingannato non sa di sé mentre si autoinganna e analizzeremo come dobbiamo giudicare l'autoinganno in qualità di osservatori esterni.

31.03.2013
    Saggi
  • Paradossi scettici
    di Daniele Sgaravatti

    Questo contributo si propone di introdurre alla discussione dello scetticismo nel dibattito analitico contemporaneo. Considereremo due tipi di argomenti che mirano a mostrare la nostra mancanza di conoscenza. Il primo tipo di argomento parte dalla possibilità di ipotesi scettiche, ipotesi secondo le quali le nostre credenze sono false ma le apparenze sono immutate. Il secondo tipo di argomento tenta di dimostrare un'incoerenza interna nell'idea stessa di una giustificazione razionale che non sia una prova deduttiva. Varie riposte a questi argomenti vengono considerate e discusse criticamente; in particolare una risposta esternista, sviluppata da Tim Williamson, una risposta "dogmatista", sviluppata da Jim Pryor, ed una risposta di ispirazione wittgensteiniana, sviluppata da Crispin Wright.

31.03.2013
    Saggi
  • La spiegazione matematica
    di Daniele Molinini

    Il concetto di spiegazione matematica, benché sottoposto ad analisi filosofica fin dai tempi di Aristotele, ha recentemente assunto un ruolo chiave nel dibattito filosofico contemporaneo in filosofia della scienza e in filosofia della matematica. In quest'articolo introdurremo le linee generali della questione, dividendo innanzitutto l'analisi della spiegazione matematica nelle due aree principali che contraddistinguono il suo studio (spiegazione matematica nelle scienze empiriche e spiegazione matematica in matematica, rispettivamente). Illustreremo poi alcune tra le principali posizioni filosofiche che sono state sviluppate per catturare questa nozione, cercando di identificare alcuni criteri o caratterizzazioni tipiche della spiegazione matematica che sono state proposte nel dibattito contemporaneo. Infine mostreremo come lo studio della spiegazione matematica interessi dibattiti filosofici che riguardano aree diverse della filosofia della scienza e della filosofia della matematica.


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